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Le Sinfonie di Beethoven a Palazzo Ducale

Le Sinfonie di Beethoven: Atos Trio, Giovanni Bellucci

6 novembre 2021 ore 16:30 Palazzo Ducale

INTERPRETI

  • Atos Trio
    Annette von Hehn violino
    Stefan Heinemeyer violoncello
    Thomas Hoppe pianoforte
    • Giovanni Bellucci pianoforte
      • Danilo Faravelli relatore

      PROGRAMMA

      ore 16:30: Conferenza
      ore 18: Concerto

      • Ludwig van Beethoven
        Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 36 (trascrizione per trio di Ludwig van Beethoven)
        Sinfonia n. 7 in la maggiore op. 92 (trascrizione per pianoforte di Franz Liszt)
      Terminato
      Foto
      Video
      Atos Trio | Concerto al Teatro Carlo Felice di Genova, stagione GOG 2017/2018, lunedì 23 ottobre 2017 Giovanni Bellucci Atos Trio | Concerto al Teatro Carlo Felice di Genova, stagione GOG 2017/2018, lunedì 23 ottobre 2017 Giovanni Bellucci Giovanni Bellucci Atos Trio | Concerto al Teatro Carlo Felice di Genova, stagione GOG 2017/2018, lunedì 23 ottobre 2017 Atos Trio | Concerto al Teatro Carlo Felice di Genova, stagione GOG 2017/2018, lunedì 23 ottobre 2017 Atos Trio | Concerto al Teatro Carlo Felice di Genova, stagione GOG 2017/2018, lunedì 23 ottobre 2017 Atos Trio | Concerto al Teatro Carlo Felice di Genova, stagione GOG 2017/2018, lunedì 23 ottobre 2017 Atos Trio | Concerto al Teatro Carlo Felice di Genova, stagione GOG 2017/2018, lunedì 23 ottobre 2017 Atos Trio | Concerto al Teatro Carlo Felice di Genova, stagione GOG 2017/2018, lunedì 23 ottobre 2017

      Nei quaderni di appunti di Beethoven appaiono già negli ultimi mesi del 1800 alcuni abbozzi della Seconda Sinfonia, ma il periodo di composizione è tra ottobre 1801 e maggio 1802, fino all’estate dello stesso anno, trascorsa a Heiligenstadt, all'epoca sobborgo a nord di Vienna.
      Come già per la precedente Sinfonia, la prima esecuzione avvenne a Vienna in una serata interamente dedicata ad opere di Beethoven, tra cui l'oratorio Cristo al Monte degli Ulivi, la Prima Sinfonia, il Terzo Concerto per pianoforte e orchestra.
      Mentre stava nascendo questa Sinfonia, Beethoven attraversava uno dei periodi più difficili della vita, sia dal punto di vista sentimentale che nei confronti della appena diagnosticata sordità definitiva. «Posso dire che faccio una ben misera vita» scriveva Beethoven all'amico Wegeler di Bonn, «Da quasi due anni evito compagnia perché non mi è possibile dire alla gente: sono sordo!».
      La Sinfonia destò riserve di carattere strutturale derivate dalla lunghezza delle frasi e dalla loro ampia elaborazione, ma sull'Allgemeine Musikalische Zeitung nel 1804 viene anche espresso questo giudizio: «...l'impiego troppo insistito degli strumenti a fiato impedisce a molti bei passi di sortire effetto. Il Finale è troppo bizzarro, selvaggio e rumoroso. Ma ciò è compensato dalla potenza del genio che in quest'opera colossale si palesa nella ricchezza dei pensieri nuovi, nel trattamento del tutto originale e nella profondità della dottrina...»

      La Settima Sinfonia venne presentata a Vienna cinque anni dopo la Quinta e la Sesta. Beethoven aveva già composto alcune opere fondamentali, quali il Quinto Concerto per pianoforte, le musiche per Egmont, tragedia di Johann Wolfgang von Goethe, la Sonata per pianoforte Les Adieux, il Quartetto op. 95, il Trio L'Arciduca.
      Nel concerto all'Università, organizzato da Johann Nepomuk Mälzel, l’inventore del metronomo, per raccogliere fondi a favore dei soldati austriaci e tedeschi sconfitti e feriti nella recente battaglia di Hanau contro le truppe napoleoniche in ritirata, insieme alla Settima Sinfonia venne eseguito un pezzo "militare", La vittoria di Wellington.
      Il successo ottenuto da questo brano ridusse notevolmente l’attenzione verso la Sinfonia che venne giudicata troppo stravagante persino da Friedrich Wieck (il padre di Clara Schumann), o da Carl Maria von Weber.
      Ci volle, dopo tanti anni, Richard Wagner per ristabilire il valore assoluto della Settima Sinfonia.
      È famosa la definizione di Wagner: «Questa sinfonia è l’apoteosi stessa della danza, è la danza, nella sua essenza più sublime». Danza intesa come esaltazione della forza ritmica, sublimazione della sua frenetica ripetitività, che nell’ultimo movimento raggiunge il massimo livello di concentrazione e di bellezza.
      Beethoven alla fine del 1813 era ormai il musicista più prestigioso a Vienna e, in occasione del concerto per i militari, molti altri musicisti vollero partecipare nelle file dell’orchestra. Tra loro Antonio Salieri, impegnato a suonare lo strumento creato da Mälzel per simulare i cannoni, il pianista e compositore Johann Nepomuk Hummel alla grancassa, il violinista Ignaz Schuppanzigh, interprete di tutti i Quartetti di Beethoven, nel ruolo di spalla con a fianco il giovane Louis Spohr, futuro grande direttore d’orchestra.

      Tre voci un suono: perfetta unanimità nel fraseggio, nel carattere, nella sensibilità e nell’interpretazione, questi i segni distintivi delle più raffinate formazioni cameristiche”.
      Detroit Free Press, USA
      Il pianista Thomas Hoppe, la violinista Annette von Hehn, il violoncellista Stefan Heinemeyer, assieme dal 2003, stanno conquistando le più qualificate sale da concerto nel mondo, grazie ai consensi della critica musicale internazionale e del pubblico, dopo aver meritato il primo premio al Concorso americano Kalinstein- Laredo- Robinson, la più prestigiosa competizione per trio con pianoforte d’America e il riconoscimento, da parte della BBC come “New Generation Artists”. Dai primi premi a Graz (Schubert e la modernità, 2006), Melbourne (Concorso Internazionale 2007) e Londra (2011), ai concerti in ogni parte del mondo, la formazione sa condurre l’espressività e le dinamiche del pensiero musicale verso orizzonti di rara intensità emotiva.
      "Sono stati austriaci in Haydn, cechi in Dvorak, e russi in Shostakovic". O Estado, San Paolo del Brasile
      Che abbiano suonato alla Wigmore Hall, al Concertgebauw di Amsterdam, alla Filarmonia di Berlino, al Teatro Colon di Buenos Aires, alla Primavera di Budapest, al Festival dello Schleswig- Holstein, l’Atos Trio ha sempre mostrato questa intelligenza interpretativa. Così è per le loro incisioni delle opere di Beethoven, Brahms, Schubert, Mendelssohn, Suk, Herzogenberg, Schumann, dalle quali traspare ogni volta la loro completa dedizione alla musica e la loro abilità di offrire, con gioia e magia, nuovi livelli di lettura del repertorio.
      "...Uno dei migliori Trii con pianoforte oggi in attività”. The Washington Post, USA

      La rivista Diapason considera Giovanni Bellucci fra i maggiori pianisti lisztiani della storia, accanto a Martha Argerich, Claudio Arrau, Alfred Brendel, Georges Cziffra e Krystian Zimerman. Nell’attribuirgli il premio discografico "Editor’s choice", Gramophone definisce Bellucci “un artista destinato a continuare la grande tradizione italiana, storicamente rappresentata da Busoni, Zecchi, Michelangeli, Ciani, Pollini”.
      Giovanni Bellucci ha vinto nel 1996 la World Piano Masters Competition di Montecarlo e ha conseguito una serie di successi in concorsi internazionali quali "Queen Elisabeth" di Bruxelles, "Prague Spring", "Busoni" di Bolzano, Premio "Alfredo Casella" della RAI e "Claude Kahn" di Parigi.
      Impegnato in un’intensa attività solistica, Bellucci è accompagnato da celebri orchestre ed è invitato dai più importanti teatri di tradizione e festival.
      Ha ricevuto, dopo la sua prima trionfale tournée australiana, il premio "Recital of the Year", attribuito dal Sydney Morning Herald.

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