Da Bach a Berio

Sequenze Musicali per Genova

Da lunedì 26 settembre 2022 a venerdì 18 novembre 2022

Mai come in questo momento si evidenzia la necessità di offrire spettacoli artistici, quindi anche musicali, invertendo il movimento necessario per avvicinare il pubblico al luogo originario dello spettacolo, ovvero realizzando spettacoli in ambienti diversi dai teatri o dalle sale da concerto.

Si è sempre detto che esiste un ruolo della cultura nella lotta all’esclusione sociale e che la dimensione culturale e quella sociale sono legate a doppio filo, sottolineando come e quanto le politiche e le istituzioni culturali possono esercitare un impatto positivo sulla vita degli individui e delle comunità. Ciò non significa ovviamente che la lotta al disagio sociale debba diventare la finalità principale delle istituzioni culturali, ma che esse sentano il dovere e la possibilità di contribuire a questa lotta, riducendo le possibilità di ampliamento dell’esclusione culturale che può alimentare altre dimensioni di esclusione. 

In questo quadro nasce il progetto “Da Bach a Berio: sequenze musicali per Genova” ideato dalla GOG, tendente a favorire un pieno ed effettivo riconoscimento delle potenzialità inclusive della cultura attraverso incontri-concerto ancorati alla diffusione della conoscenza del concetto di virtuosismo, ma applicato alla bellezza dell’esecuzione condotta in uno spazio che avvicini molto il pubblico di ascoltatori. Ciò può avvenire solo in un ambiente votato all’incontro e al piacere della conoscenza, amplificato dall’analisi di un pensiero artistico legato al territorio. Nessuno ignora quanto la figura del genovese Niccolò Paganini sia stata generatrice di ammirazione e guida emozionale per tutti i più grandi compositori dell’epoca che a lui si sono riferiti nell’imitazione del concetto di arte attraverso il virtuosismo. Basta pensare alla più celebre composizione di Paganini, ovvero i Capricci, per afferrare l’immensa grandiosità delle più stimate composizioni del nostro grande autore ligure, Luciano Berio, le Sequenze per strumento solo. In ogni concerto c’è la possibilità di individuare assai facilmente quanto il concetto di virtuosismo abbia attraversato le esigenze e l’immaginazione di molti altri compositori del passato. In primo luogo il grande Johann Sebastian Bach.

Il progetto “Da Bach a Berio: sequenze musicali per Genova” è stato impostato secondo la tradizione musicale del virtuosismo inteso quale momento di applicazione del concetto artistico derivato dalla grande padronanza dello strumento generatore dell’improvvisazione virtuosistica.

Altrettanto significativa la scelta di impostare la presentazione di due strumenti ad arco e tre a fiato, scelti fra i più amati da Luciano Berio, il grande compositore ligure che ha straordinariamente saputo unire il concetto di bellezza del pensiero musicale con l’altissimo virtuosismo cui tutti i solisti devono tendere, talvolta raggiungendolo con l’impegno e il talento. Berio, rivolgendosi ad un ampio numero di strumenti, ha completato in altra epoca quello che Paganini aveva creato dando al violino il ruolo di ispiratore dell’unione tra canto lirico e virtuosismo strumentale. 

Nel passato, ancor prima dell’epoca barocca, Johann Sebastian Bach ha raggiunto la perfezione della composizione musicale affidando sia a strumenti a tastiera che ad arco e a fiato la creazione di pagine di musica per strumento non accompagnato, ovvero solo, impostate secondo una logica polifonica, creando musica a più voci ma realizzata da un unico esecutore. 

I programmi di questa serie di incontri-concerto, a ingresso libero, per un pubblico residente nelle aree metropolitane sono costituiti da un ampio numero di musiche antiche affiancate dalle Sequenze di Berio nel quadro di diffusione della conoscenza diretta degli strumenti con la possibilità di dialogo con l’esecutore in grado di informare e guidare all’ascolto.

Cinque momenti con due gruppi di strumenti, due ad arco (la viola e il violoncello) e tre a fiato (il flauto, l’oboe e il trombone) impegnati in due spazi molto adatti anche acusticamente, il salone della Casa di Quartiere 13D di Certosa e la Sala Tonda e la Sala Blu del Centro Civico Buranello di Sampierdarena, cui si aggiunge un programma particolare e d’approfondimento della conoscenza strumentale: il concerto di strumenti a percussione con musica di un altro grande compositore del novecento, Iannis Xenakis al Teatro Akropolis.

Persephassa è stato concepito da Xenakis per essere eseguito di preferenza all’aperto. La prima assoluta ebbe luogo nel 1969 a Persepolis, in Iran, con i membri delle Percussions de Strasbourg sistemati ciascuno sul troncone di una colonna del Palazzo di Re Dario. L’evidente portato mitologico del pezzo poggia su una percussività incantatoria e ancestrale, materializzazione fonica delle forze telluriche, di trasformazione della vita e della natura celebrate nella storia di Persefone e Ade. Al tempo stesso rappresenta una ricerca ritmica e spaziale realizzata con i mezzi matematico-stocastici prediletti da Xenakis nell’organizzazione del suono.
Ciò fa di Persephassa un classico fondamentale del secondo Novecento, e di Xenakis – musicista, architetto, mitografo e partigiano greco – un compositore unico nella sua capacità di muoversi con naturalezza tra scienze e umanesimo. I percussionisti sistemati ai vertici di un esagono circondano il pubblico, che si trova così immerso nel flusso turbinoso degli eventi sonori. Il pezzo prevede un’ampia gamma di percussioni, di pietra, metallo, legno e pelli: dai ciottoli di mare al simantro greco-bizantino (modificato da Xenakis), da diversi tipi di gong alla sirena a bocca…  Progressivamente, la musica trascina l’uditorio in un vortice sempre più accelerato, ripetitivo e spazialmente rotante, scosso imprevedibilmente da colpi bruschi che spezzano l’incantamento.

Tornando all’importanza di far conoscere l’arte musicale attraverso l’ascolto di importanti pagine di Luciano Berio, ci sembra assai utile offrire anche la conoscenza del suo pensiero nella presentazione di alcune sue Sequenze.

Sequenza I per flauto, composta nel 1958 e dedicata al grande flautista italiano Severino Gazzelloni: “Sequenza I è costruita a partire da una sequenza di campi armonici, dai quali scaturiscono con un massimo di caratterizzazione le altre funzioni musicali. In Sequenza I viene precisato e sviluppato melodicamente un discorso essenzialmente armonico fino a suggerire un ascolto di tipo polifonico”.

Sequenza V per trombone, composta nel 1966: “Sequenza V può essere intesa come un saggio di sovrapposizione di gesti e azioni musicali: l’esecutore combina e trasforma vicendevolmente il suono della sua voce e il suono propriamente strumentale; in altre parole egli deve compiere simultaneamente due azioni: suonare e cantare. Sequenza V può dunque essere ascoltata e vista anche come un teatro di gesti vocali e strumentali. In Sequenza V fa capolino il ricordo di Grock (Adriano Wettach), l’ultimo grande clown. Grock era mio vicino di casa a Oneglia: abitava una strana e complicata villa in collina, in una sorta di giardino orientale con piccole pagode, laghetti, ponti, ruscelli e salici piangenti. Sovente, con i compagni di scuola, davo la scalata ai cancelli per rubare aranci e mandarini nel suo giardino. Durante la mia infanzia, la vicinanza, l’eccessiva familiarità col suo nome e l’indifferenza degli adulti m’impedirono di comprendere il suo genio. Solo più tardi (avevo circa undici anni) ebbi la possibilità di assistere a un suo spettacolo, sulla scena del Teatro Cavour di Porto Maurizio, e lo compresi. Durante uno dei suoi difficili e musicalissimi numeri, una volta sola nel corso della serata, interrompeva improvvisamente l’azione e, fissando il pubblico con uno sguardo disarmante, domandava: «warum?» (perché?). Non sapevo se ridere o piangere e avevo voglia di tutt’e due. Dopo quell’esperienza, non ho più rubato aranci dal suo giardino”.

Sequenza VI per viola, composta nel 1967 e dedicata a Walter Trampler: “Sequenza VI per viola, scritta per un interprete moderno nel senso più ampio e responsabile del termine, è un lavoro di grande difficoltà (un omaggio indiretto e forse un po’ sgarbato ai Capricci paganiniani) che ripete, sviluppa e trasforma di continuo la stessa sequenza armonica di base. È uno studio formale sulla ripetizione, sul rapporto fra moduli ripetuti frequentemente e altri che appaiono una volta sola”.

Sequenza VII per oboe, composta nel 1969 e dedicata a Heinz Holliger: “Le mie Sequenze per strumenti monodici (flauto, trombone, oboe, clarinetto, tromba, fagotto) propongono un ascolto di tipo polifonico basato, in parte, sulla rapida transizione fra caratteri differenti e sulla loro interazione simultanea. Anche in Sequenza VII per oboe proseguo questa ricerca di una polifonia latente, creando una prospettiva per le complesse strutture sonore dello strumento con una “tonica” sempre presente: un si naturale che può essere suonato, pianissimo, da qualsiasi altro strumento dietro la scena o fra il pubblico. Si tratta di una prospettiva armonica che contribuisce a una percezione più sottile e analitica dei vari stadi di trasformazione della parte solistica”.

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