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Intervista ad Alberto Martini, direttore e solista dei Virtuosi Italiani

I Vituosi Italiani

Alberto Martini, direttore e solista dei Virtuosi Italiani, si è presentato al Teatro Carlo Felice per la stagione GOG 2019/2020 con il suo ensemble con un concerto dedicato all'evoluzione e allo sviluppo del genere del concerto nelle diverse forme del concerto d’insieme, dal Concerto Grosso barocco a quello solistico. Nella sua intervista, Alberto Martini introduce il progetto, illustra i traguardi raggiunti nei primi trent'anni di vita dei Virtuosi Italiani e presenta le loro attività, compresa la stagione concertistica presso la Chiesa dell’Ospedale della Pietà a Venezia, luogo in cui Antonio Vivaldi per tutta la sua vita suonò, insegnò e diede la luce a tutte le opere.

M° Martini, I Virtuosi Italiani hanno festeggiato lo scorso anno trent'anni di carriera. Ci può tracciare un breve percorso dell'ensemble e dei suoi principali traguardi?
Già il raggiungimento di un traguardo così importante, ossia i trent'anni di attività, è abbastanza degno di nota. Tra i momenti più importanti vorrei ricordare il concerto per il Papa - circa 8 anni fa, i concerti natalizi in diretta televisiva su Rai 2 dalla Palestina e da Gerusalemme.
Poi, tante collaborazioni con i più grandi solisti al mondo: Mischa Maisky, Vadim Repin, Stanislav Bunin.... tantissime collaborazioni che sono sempre durate nel tempo e con cui si sono instaurati dei bellissimi rapporti.

Stasera I Virtuosi Italiani eseguiranno un programma molto particolare, ossia una sorta di storia dell'evoluzione e dello sviluppo del genere del concerto nelle diverse forme del concerto d'insieme: dai modelli barocchi, come il concerto grosso, al concerto solistico di stampo ottocentesco. Come nasce questo programma?
Parlando con il Direttore Artistico della GOG, Pietro Borgonovo, abbiamo voluto dare un "taglio" diversificato alla serata: una prima parte legata al Barocco italiano e una seconda parte più vicina ai nostri giorni - prima con un brano di Čajkovskij e, in seguito, di Šostakovič.
Nella prima parte eseguiremo il Concerto Grosso di Geminiani tratto dall'ultima Sonata di Arcangelo Corelli "La Follia"; poi uno dei Concerti Grossi di Corelli - il n. 4 in re maggiore, il Concerto per due violini da L'Estro Armonico di Vivaldi e il Concerto D 96 per violino di Giuseppe Tartini. Quest'anno, oltre ai 250 anni della nascita di Ludwig van Beethoven, si celebrano inoltre i 250 anni della morte di Tartini. Abbiamo, quindi, voluto proporre un omaggio a questo grandissimo compositore che ha veramente creato un momento di sviluppo della tecnica violinistica, ma non solo: Tartini mostra un'espressività nei suoi Adagi che non ha pari con altri lavori e, in più, ha sviluppato la tecnica violinistica intrapresa da Vivaldi e, ancora in precedenza, da Corelli.
Abbiamo, pertanto, voluto proporre un "excursus" di questa grande scuola musicale italiana, legata soprattutto al nostro territorio - ossia il Veneto, la quale ha rappresentato un "faro" nell'Europa del Settecento.
Per quanto riguarda la seconda parte, constatata la vicinanza al Giorno della Memoria del 27 gennaio, abbiamo voluto interpretare la Sinfonia da Camera op. 110a di Šostakovič che è una versione per orchestra da camera dall'Ottavo Quartetto nonché una composizione dedicata alle vittime del Nazifascismo.

Nel vostro programma spicca la figura di Antonio Vivaldi. Dal 2011 I Virtuosi Italiani sono protagonisti di una stagione concertistica presso la Chiesa dell'Ospedale della Pietà a Venezia, luogo dove il Prete Rosso insegnò e creò le sue opere. Ci può riassumere questo progetto?
Si tratta di una stagione concertistica che, appunto, dura da qualche anno. L'Istituto Provinciale della Pietà, il quale ancora opera come faceva già nel 700, ci ha affidato l'importante incarico di valorizzare tutto il repertorio vivaldiano.
Noi cerchiamo, quindi, di eseguire, ovviamente, le sue opere maggiormente conosciute ma anche di dare riscontro ai tanti capolavori del grande compositore veneziano che non sono così famosi

Innovazione e ricerca musicale: I Virtuosi Italiani sono noti per la creazione di nuovi progetti e per la riscoperta di antichi capolavori. In che modo bilanciate questi due "mondi"?
Possiamo dire che entrambi rappresentano i due interessi particolari che abbiamo sempre avuto. Per quanto riguarda l'innovazione e la ricerca abbiamo sempre cercato di accomunare diversi generi: a me non piace usare tanto il termine "trasversale", però per esempio abbiamo unito il Jazz con il Barocco - generi che alle volte sembrano distanti ma che in realtà sono accomunati da tante prassi come quella della Variazione, e l'abbiamo fatto con buoni risultati da quanto abbiamo potuto percepire anche portando questi progetti un po' in tutto il mondo. Abbiamo collaborato con Uri Caine, Paolo Fresu, Gianluigi Trovesi e con moltissimi altri artisti; stiamo sviluppando ora un progetto assieme a Hiromi Uehara, una straordinaria pianista giapponese.
Allo stesso tempo non vogliamo dimenticarci di tutti quei capolavori che la storia ha un po' dimenticato non perché non siano di valore ma perché di musica ce n'è tanta: quindi opere di Pergolesi, di Porpora, di Mayr, di tantissimi musicisti di cui abbiamo riscoperto o riportato in vita le rispettive opere.
Ma anche Antonio Salieri, che è veronese, con La scuola de' gelosi, un'opera bellissima che abbiamo presentato qualche anno fa. Questi rappresentano, pertanto, da sempre gli interessi e gli obiettivi dei Virtuosi Italiani.

L'aspetto filologico è molto importante nelle vostre attività, considerato il fatto che I Virtuosi Italiani si esibiscono su strumenti originali. Può approfondirci questo argomento?
All'interno dei Virtuosi Italiani esiste anche un ensemble che suona su strumenti originali.
Il loro repertorio, e la prima parte del concerto di stasera, sono alternatamente suonati con strumenti moderni e con strumenti originali.
Secondo me, al di là degli strumenti, degli archi originali, ciò che conta di più è la prassi, il modo di suonare, l'attenzione per le articolazioni, il fraseggio, le direzioni, l'agogica.
Ritengo, pertanto, che l'esperienza con gli strumenti originali sia molto importante per l'attività dei Virtuosi Italiani: abbiamo realizzato molte registrazioni, fra cui le varie opere di Pergolesi come La Salustia, Il prigionier superbo, La serva padrona che abbiamo inciso in DVD per Unitel Classica, ascoltabili nei circuiti europei.

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